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T.C.E. = Percorso 42 km con 2000 m+

traccia percorso 42 km (file .gpx) - (file .kmz)

profilo TCE

 

mezzaT.C.E. = Percorso 21 km con 1.2000 m+

traccia percorso 21 km (file .gpx) - (file .kmz)

profilo mezzaTCE

0-10 km

Alle ore 8 in punto si partirà da Villa di Teolo sfilando in gruppo al fianco della trattoria "vecchio tram" dove un tempo arrivava il treno da Padova centro. Dopo un primo tratto pianeggiante e un brevissimo su e giù si inizia a salire, su per la dorsale del monte Arrigon. La strada sterrata, solo a tratti cementata, sale nel bosco alternando brevi strappi a graditi tratti di falsopiano. In località Terre Bianche il panorama si apre a destra verso gli abitati di Castelnuovo e Teolo, verso la lama rocciosa di Rocca Pendice, dominata dai ruderi del castello della Speronella (sec. X), ma anche verso il Monte della Madonna e il Monte Grande che costituiscono l'ultima dura prova di questo tracciato.

Da qui il sentiero si fa stretto e zigzaga nella boscaglia risalendo la ripida cresta del monte Pirio per poi spianare a quota 328. Saltando e schivando le affioranti rocce trachitiche si prende a scendere con l'aiuto di alcune funi tese, grazie alle quali si supera senza pericolo, una discesa da capogiro! Ancora una breve salita per aggirare un'altura senza nome e raggiungere la strada che punta verso il bizzarro campanile di Castelnuovo. Poi su di nuovo per stradina e sentiero nel bosco fino a quota 437 alla sella tra il Baiamonte e il Venda. Questo è uno dei punti più alti del percorso e costituisce l'apice del primo dei tre tratti in cui può idealmente essere suddivisa l'altavia (vedi profilo). Siamo quasi al 10° km e con un saliscendi, in cui prevale la discesa, iniziamo a girare intorno al Monte Venda che, con i suoi 601 m, è la "cima" più elevata fra i numerosissimi rilievi euganei (sono 103 i monti nella toponomastica). Si aprono a est, alla sinistra di chi corre, scorci sul monte Rua, sulla cui sommità (come un cappello) è insediato dal l'eremo camaldolese di clausura.

 


10-21 km

Giunti al versante sud, dominato dalle rovine del monastero degli Olivetani, in cima al colle, si abbandona il percorso che lo aggira a mezza costa per scendere a tornanti in località pssso del Roverello e quindi passare alle pendici del monte Peraro. Si attraversa una delle più prestigiose aziende vinicole della zona (doc) e ci si immerge in un bosco fitto a tratti molto umido con un po' di salita e altrettanta discesa. Giunti sul monte Fasolo inizia uno dei tratti più assolati e suggestivi dell'intero percorso una strada bianca con duplice filare di mandorli. Ancora su e giù fino alla villa di Beatrice d'Este sul monte Gemola, e dopo tre chilometri di discesa si è più o meno a metà percorso. Qui, se non si è particolarmente allenati conviene approfittare del ristoro, uno dei più forniti, per alimentarsi.

21-33 km

Un breve tratto asfaltato e si riprende a salire alla volta del monte Brecale per vigneti, oliveti e bosco. Si tira un po' il fiato e si rilanciano le gambe, ma attenzione perché si riprende subito a salire. Lo strappo è breve ma impegnativo siamo infatti di nuovo in alto, a quota 400 e dal monte Vendevolo si ritorna sul Venda, dove si riprende a correre nell'ombra fitta dei boschi, questa volta lungo il versante occidentale. Superate le pietraie delle ex-cave una deviazione brusca a sinistra dà inizio alla discesa che conduce alla dantesca cuspide rocciosa del "sasso" o "dente della vecchia" dove, schivati e saltati un po' di massi, con un ripido balzo si plana sulla strada asfaltata. Il tempo di attraversarla e si è di nuovo nel bosco lungo una valle umida e buia, poi vigneti, poi ancora bosco costeggiando le Forche del Diavolo prima e il monte delle Forche poi.
Da qui ci si lascia andare lungo una comoda strada bianca fino al passo del Vento dove poi si prende a scendere con maggiore decisione prima per strada poi per ripido sentiero nella valletta di Zovon. Si è al ponte del Riposo, (toponimo significativo!), è terminato il secondo tratto di altavia.

 


33-42 km

E' il 33° km e da qui inizia il vero banco di prova, il calvario del monte della Madonna. La stradina asfaltata sale decisa verso Teolo. La si segue per qualche centinaia di metri per poi lasciarla alla volta del monte Comun e quindi del monte Altore. Nel bosco di castagni la salita inizia a diventare impegnativa. Poi è la volta di un vigneto e della sella che collega al Monte della Madonna. Il ripido sentiero intagliato nelle rocce esposte al sole su cui crescono le opunzie (piccoli fichi d'india) porta al romitorio di sant'Antonio abate (detto "porcelletto" per via delle raffigurazioni popolari in cui si trova al suino da cui, secondo la tradizione, avrebbe tratto la cura per il fuoco di sant'Antonio, da cui anche sant'Antonio "del fogo". Si tratta di un ex monastero benedettino del trecento con la chiesetta, il piccolo campanile e la grotta della Madonna. Nel fondo della grotta c'è una delle più alte sorgenti dei Colli Euganei, a quota 350 m).

La salita è dura, molto dura, anche per i più allenati. E' praticamente impensabile riuscire a correre con queste pendenze dopo oltre 35 km. Da Sant'Antonio alla cima del colle ci sono ancora 120 metri di dislivello, un affaccio incantevole sulla pianura ("il salto delle volpi", trampolino di lancio per deltaplani e para-pendii) e qualche probabile visione mistica. Il tempo di ristorarsi e tirare il fiato e dalla cima del colle ci si proietta al passo delle Fiorine, area verde di indubbia bellezza frequentatissima dai padovani nei fine settimana di primavera ed estate. Ci sono ancora mezzo chilometro di salita e 130 metri di dislivello. La strada bianca sale comoda a tornanti sul Monte Grande, ma a questo punto la fatica fa sembrare impossibile qualunque salita. Una volta in cima, vista la caratteristica antenna a sfera, ci si può finalmente concentrare per l'ultima ma intensa discesa.

Tre chilometri, metà sentiero, ripido stretto e tecnico, metà strada, via Groppetto, con una pendenza estrema che mette a durissima prova la tenuta dei quadricipiti femorali (alcuni si trovano costretti a scendere in retromarcia!). Quando poi la pendenza si calma e la strada piega a gomito verso destra si iniziano a sentire le voci dell'arrivo, quindi a sentire gli applausi degli spettatori ai bordi del sagrato della parrocchiale. E' villa di Teolo con lo striscione e il banchetto dell'organizzazione. Si entra nel cortile parrocchiale ed è ... finita!

 

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